Settembre è il mese delle buone intenzioni (palestra, dieta, nuovi corsi) e per molte aziende significa ripartenza con tutto: fiere, nuovi clienti, nuove ambizioni…e nuovo sito aziendale.

C’è chi lo riprogetta da zero per il mercato locale e chi, invece, vuole aprirsi all’estero. Ed è proprio qui che arriva la domanda cruciale: “Chi ci traduce il sito in inglese?
No, non va bene l’amico che ha fatto l’Erasmus.
Perché tradurre un sito non è mettere le parole in un’altra lingua, è parlare nel modo giusto alle persone giuste, con un tono coerente con il tuo brand e il tuo settore.

Per capire perché conviene farlo bene (con chi lo fa di mestiere), ecco l’intervista a Valeria Di Virgilio, nostra responsabile Project Manager, che di progetti digitali multilingua ne gestisce tutti i giorni.

 

Valeria, perché proprio in questo momento ha senso pensare a un sito anche in lingua straniera?

Settembre è un mese strategico: le aziende ripartono con nuovi obiettivi e progetti, ed è il momento giusto per aprirsi alla possibilità di sbarcare su nuovi mercati. Tradurre il sito aziendale in questo momento significa farsi trovare pronti da un pubblico internazionale proprio quando l’attenzione e le decisioni riprendono slancio.

 

Siamo onesti: tradurre un sito web non è fare copia-incolla su Google Translate. Ma allora cosa significa davvero farlo bene?

Un sito multilingua fatto bene non è solo un esercizio di traduzione scolastica tipo “the pen is on the table”. È il nostro biglietto da visita internazionale, il primo modo in cui ci presentiamo a chi ancora non ci conosce.

Parlare la lingua dei potenziali clienti è come offrirgli la soluzione giusta al momento giusto. Ma bisogna fare attenzione: non si tratta solo di tradurre parola per parola. Serve localizzare, cioè adattare tono, stile e contenuti al contesto culturale.

 

È vero che ogni settore ha la sua lingua? Quanto conta adattare la traduzione allo specifico settore merceologico?

Una mia docente universitaria diceva che avere due mani non fa automaticamente di ognuno di noi un pianista, perché gli strumenti bisogna saperli usare. Credo che questa frase possa adattarsi anche a questo discorso.
Ogni settore ha la sua lingua e non basta parlare bene l’inglese per cavarsela ovunque.

Tradurre un sito di moda non è come tradurne uno industriale o legale: nel primo servono creatività e immaginazione, nel secondo precisione millimetrica, nel terzo formalità e rigore.
Senza conoscere il settore, la traduzione rischia di suonare fuori contesto. Per questo lavoriamo con traduttori specializzati, che sanno passare con agilità da un tono tecnico a uno emozionale senza farsi venire il mal di testa.

 

Per sorridere un po’, quali sono gli errori più comuni che hai visto nei siti “tradotti senza revisione”?

Me ne vengono in mente due molto recenti. In uno dei due “Turkey”, il magico paese di Ankara e Istanbul era diventato un “tacchino”. Mentre il secondo era stato impostato in stile “mangia, prega, ama”, con parole singole che apparivano alternandosi in un banner. Le parole erano “Scegli”, “Prenota”, “Parti”. Solo che senza contesto, la traduzione di parti è diventata “Parts”. È molto rischioso tradurre senza avere i riferimenti corretti!

 

In pratica, come lavora IMAGINE su un sito multilingua? Cosa succede da quando un cliente dice “ci serve la traduzione” a quando tutto va online?

Quando ci chiedono di tradurre un sito web, la prima cosa che facciamo non è iniziare a tradurre, ma farci un sacco di domande: che tipo di sito è? Chi lo leggerà? Con quale tecnologia è stato fatto? (Incredibile ma vero, anche il “dietro le quinte” è importantissimo).
Una volta capito il quadro, ci occupiamo dei contenuti. Li estraiamo (a volte insieme agli sviluppatori, altre volte ci sporchiamo le mani direttamente nel back-end) e iniziamo a tradurre. L’obiettivo è restare fedeli all’originale, sì, ma senza suonare come un robot. Per noi la localizzazione è sacra: il testo deve suonare naturale e parlare davvero al pubblico finale.
Alla fine consegniamo tutto, pronto per essere caricato online. Perché tradurre un sito non è solo una questione di parole: è un mix di lingua, tecnologia, cultura e user experience. Ed è proprio questo aspetto che lo rende così interessante.

 

E per concludere, una domanda a bruciapelo. Molte startup o PMI pensano: “Non possiamo permetterci una traduzione professionale, per ora ci affidiamo a qualcuno del team o ci facciamo aiutare da un amico che conosce l’inglese”. Cosa rispondi?

Una traduzione non professionale rischia di costare all’azienda molto più di una fatta bene fin dall’inizio. Non è raro che ci vengano affidati testi da “salvare” all’ultimo minuto: traduzioni improvvisate che compromettono l’immagine del brand o rischiano di mandare online un comunicato stampa importante con errori che si sarebbero potuti evitare.

Quindi affidatevi sempre e comunque a un professionista!

Grazie Valeria, buon lavoro!

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