Torniamo su un tema che abbiamo già affrontato in altri articoli e che è sempre più attuale anche nel mondo delle traduzioni: l’AI. La domanda, questa volta, è semplice: se l’AI sbaglia, chi risponde dell’errore?

Partiamo da un presupposto: l’AI può sbagliare.

Oggi gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono molto efficaci nel produrre testi in diverse lingue. Scrivono in modo fluido, con una sintassi corretta e un tono sicuro. Ma una traduzione può sembrare impeccabile a una prima lettura e nascondere, invece, errori di interpretazione, omissioni o inversioni di significato.

In un contesto aziendale, il vero rischio è utilizzare l’AI senza controllo e dimenticare che la responsabilità sul contenuto resta in capo a chi lo utilizza e lo pubblica.

Tradurre una documentazione tecnica, un contratto di distribuzione internazionale o le istruzioni di un dispositivo medico richiede particolare attenzione: un errore può avere conseguenze operative, contrattuali, economiche e, a seconda dei casi, anche legali.

Quando un’azienda sceglie di rinunciare ai controlli professionali sulle traduzioni per ridurre tempi e costi, può esporsi a tre tipi di rischio:

  • Rischi operativi: un manuale d’uso tradotto in modo impreciso può portare l’utente finale a utilizzare un macchinario in modo errato, con possibili guasti o incidenti.
  • Rischi normativi e legali: una clausola contrattuale tradotta male può alterare il significato di diritti, obblighi o penali e creare problemi in caso di controversia.
  • Rischi reputazionali: presentarsi a un cliente estero con materiali di marketing che contengono espressioni fuori contesto o poco adatte alla cultura locale può compromettere la percezione di professionalità dell’azienda.

Di fronte a un danno economico o d’immagine causato da un errore di traduzione, emerge una domanda inevitabile: chi ne risponde?

 

L’AI non firma contratti e non si assume responsabilità

L’AI non firma contratti e non è, di per sé, il soggetto al quale imputare automaticamente la responsabilità per il testo generato. In caso di danno, occorre valutare il ruolo dei diversi soggetti coinvolti, gli obblighi contrattuali, le modalità di utilizzo dello strumento e le norme applicabili. Affidarsi a un output automatico senza adeguate verifiche aumenta quindi l’esposizione al rischio, ma non consente di stabilire a priori chi sarà chiamato a risponderne.

La supervisione umana, quindi, non è un rallentamento: è una garanzia.

Il professionista, attraverso il post-editing e la revisione, può:

  • Individuare le “allucinazioni” e gli errori logici o terminologici della macchina.
  • Verificare la coerenza del testo e, quando necessario, la sua aderenza ai requisiti normativi e linguistici del mercato di destinazione.
  • Validare il testo prima della pubblicazione, soprattutto quando si tratta di contenuti tecnici, legali, medicali o ad alto impatto reputazionale.

 

Il nuovo scenario dell’AI Act europeo: trasparenza e conformità

Il tema della responsabilità si inserisce oggi anche nel nuovo quadro europeo sull’intelligenza artificiale. L’AI Act è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e, dal 2 agosto 2026, sono diventate applicabili molte delle sue disposizioni, con un calendario differenziato per alcuni obblighi.

Tra le disposizioni applicabili rientrano specifici obblighi di trasparenza per determinati sistemi e contenuti generati o manipolati dall’AI. Non si tratta, tuttavia, di un obbligo generalizzato di dichiarare qualsiasi utilizzo dell’AI: l’applicazione delle regole dipende dal tipo di sistema, dalla natura del contenuto e dalle modalità con cui viene utilizzato o pubblicato.

L’AI Act introduce obblighi di conformità e trasparenza, ma non stabilisce automaticamente chi debba risarcire un danno causato da una traduzione errata. La responsabilità deve essere valutata alla luce delle norme civili, contrattuali, settoriali e, quando applicabili, di quelle relative alla sicurezza e alla responsabilità da prodotto.

Per le aziende, questo significa prestare sempre maggiore attenzione a come vengono utilizzati gli strumenti di AI, anche in relazione ai dati e ai contenuti trattati. La conformità non riguarda però soltanto l’AI Act: entrano in gioco anche le norme sulla protezione dei dati.
Scegliere fornitori linguistici che adottano procedure chiare, tutelano i dati e prevedono una supervisione umana aiuta a gestire questi rischi in modo più consapevole.

In IMAGINE Traduzioni integriamo le potenzialità dell’AI con le competenze dei professionisti linguistici. Ogni testo viene verificato e revisionato prima di essere approvato e pubblicato, con particolare attenzione alla qualità dei contenuti e alla tutela dei dati.

Vuoi parlarci del tuo progetto? Scrivici qui.
Andiamo oltre le parole.

________________________________________
Non vuoi perderti i prossimi articoli di IMAGINE Traduzioni?